I modelli di compenso, cosa incentivano e le cinque domande da fare prima di firmare.
In Italia una consulenza ecommerce strutturata costa tipicamente tra 1.500 e 6.000 euro al mese di fee, a cui si aggiunge il budget pubblicitario che resta sempre a carico del cliente. Chi ti dà un prezzo prima di aver visto i tuoi numeri sta indovinando: la variabile che sposta il preventivo non è il listino, è quanto lavoro serve sul tuo conto economico.
| Modello | Come funziona | Cosa incentiva |
|---|---|---|
| Fee fissa | Importo mensile indipendente dai risultati | Prevedibilità per entrambi; nessun incentivo a migliorare |
| Percentuale sullo speso | 10–20% del budget pubblicitario | Far crescere la spesa, non il margine |
| Percentuale sul fatturato | 3–10% del venduto | Far crescere il fatturato anche a margine calante |
| Fee base + variabile sul risultato | Importo contenuto più una quota legata a un obiettivo concordato | Allinea il consulente all’indicatore scelto |
La percentuale sullo speso è il modello con il conflitto di interessi più evidente: più ti fa spendere, più guadagna, anche se ogni euro aggiuntivo peggiora il tuo margine di contribuzione. La percentuale sul fatturato ha lo stesso problema spostato di un passo.
Nel modello fee base più variabile, la domanda decisiva è su quale indicatore è calcolata la parte variabile. Se è sul ROAS dichiarato dalla piattaforma, hai comprato l’incentivo a ottimizzare una metrica che non paga gli stipendi.
Da chiedere sempre
Sotto una certa soglia di fatturato il lavoro non rientra, e un consulente onesto te lo dice invece di venderti un contratto. La logica è semplice: se la fee mensile è 2.000 euro e il tuo margine di contribuzione è 9 euro per ordine, servono 222 ordini incrementali al mese solo per pagare la consulenza. Se oggi fai 300 ordini in tutto, l’obiettivo non è realistico.
Il momento giusto arriva quando hai già volume e budget attivo, e il problema non è più “come vendere” ma “perché vendendo di più non guadagno di più”.
Praticamente mai, e non dovrebbe esserlo. Il budget va speso dai tuoi account sulle piattaforme, così resta tuo lo storico, tuo il pixel e tuo il controllo se il rapporto finisce.
Dipende da chi mette le mani sull’account. Un’agenzia con un senior dedicato e un consulente singolo con struttura sono equivalenti; il rischio vero è il portafoglio generalista, dove il tuo ecommerce convive con B2B, local business e SaaS e riceve attenzione residuale.
Sotto i tre mesi i dati non sono ancora leggibili e nessuna delle due parti può giudicare il lavoro. Chi promette risultati in trenta giorni sta vendendo un’aspettativa, non un servizio.
Trenta minuti sui tuoi numeri: conto economico, CAC, margine per categoria. Esci con due o tre cose concrete da sistemare, che decidiamo di lavorare insieme o no.
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