I supplementi che si sommano dopo la vendita, e come farli entrare nel margine di contribuzione prima che siano loro a deciderlo per te.
La fattura del corriere non torna con il preventivo perché il preventivo mostra solo la tariffa base. Sopra quella cifra si sommano supplemento carburante, peso volumetrico se il collo è ingombrante, zona disagiata e minimo tassabile: voci che si calcolano dopo la spedizione, quando il margine dell’ordine è già stato deciso sul numero sbagliato.
Il primo e più pesante è il supplemento carburante. Non è nel listino che il corriere ti manda a inizio contratto: è una percentuale ricalcolata ogni mese sul prezzo medio del gasolio, e si applica non solo alla tariffa base ma anche sopra gli altri supplementi già addebitati sulla stessa spedizione. Un pacco che ha già zona disagiata e contrassegno paga il fuel surcharge su basi diverse, sommate tra loro.
Poi ci sono le voci più piccole, quelle che si dimenticano più facilmente: consegna su appuntamento, giacenza quando il destinatario non è in casa, assicurazione se il valore dichiarato supera una soglia. Nessuna compare nel preventivo firmato a inizio anno. Compaiono tutte nel file mensile che il commerciale del corriere non manda mai spontaneamente, e che quasi nessuno apre riga per riga.
Il corriere fattura il maggiore tra il peso reale e il peso volumetrico, cioè il volume della scatola diviso un coefficiente fisso. Su un collo ingombrante e leggero la differenza è enorme, perché un furgone si riempie di spazio molto prima che si riempia di chili.
Poniamo, come esempio, un cuscino da 800 grammi spedito in una scatola da 60x40x40 centimetri. Il volume è 96.000 centimetri cubi: diviso il coefficiente standard di conversione, il peso tassabile risulta diverse volte superiore agli 800 grammi pesati in magazzino. Il corriere fattura quel numero, non il peso reale. Se imballi in modo generoso per proteggere il prodotto, stai anche pagando lo spazio vuoto attorno.
Sotto una certa soglia di peso o volume il corriere non scende: è il minimo tassabile, e si applica anche se il collo pesa la metà di quella soglia. Sopra quella soglia, molti listini arrotondano per eccesso allo scaglione superiore — un pacco di poco più di 2 kg fatturato come 3 kg intero. Preso da solo è un errore trascurabile. Su qualche migliaio di spedizioni al mese diventa una voce del conto economico che nessuno ha deciso, semplicemente è successa.
Il numero da usare nel margine di contribuzione non è la tariffa negoziata, è il costo medio che risulta davvero dalla fattura. Prendi il totale dell’ultima fattura del corriere e dividilo per il numero di spedizioni fatturate quel mese: quello è il costo medio reale per ordine, supplementi già inclusi.
| Voce | Preventivo | Fattura reale (esempio) |
|---|---|---|
| Tariffa base | 4,50 € | 4,50 € |
| Supplemento carburante | — | +0,40 € |
| Peso volumetrico | — | +1,10 € |
| Zona disagiata | — | +2,00 € |
| Totale | 4,50 € | 8,00 € |
Sono cifre d’esempio, costruite solo per mostrare la struttura del calcolo: il rapporto reale tra preventivo e fattura lo trovi guardando la tua, non copiandolo da un listino altrui.
Quel costo medio reale è l’input che spesso manca nel calcolo di margine di contribuzione ecommerce: come si calcola davvero, ed è lo stesso numero che decide dove mettere la soglia di spedizione gratuita senza che sia lei a mangiarsi il margine da sola.
Il supplemento carburante con la maggior parte dei corrieri non si tratta, ma un tetto massimo qualche volta sì: vale la pena chiederlo in fase di rinnovo del contratto, non dopo averlo già subito per un anno. Il peso volumetrico invece lo controlli tu, riducendo il volume dell’imballo dove il prodotto lo permette — ogni centimetro di scatola in meno è un chilo tassabile in meno.
La fattura va guardata ogni mese, non ogni anno al rinnovo del contratto. Un cambio nel prezzo del gasolio o una modifica silenziosa nei coefficienti di conversione si vede subito in una riga del file, molto prima che si veda nel margine di contribuzione a fine trimestre. Ed è lo stesso motivo per cui vale la pena ricalcolare ogni tanto il CAC massimo sostenibile: se il costo di spedizione sale senza che nessuno se ne accorga, il CAC che sembrava sostenibile smette di esserlo senza che cambi nient’altro nel resto del conto.
Sì, nella maggior parte dei listini. Si calcola come percentuale sulla tariffa base più gli altri supplementi già addebitati su quella spedizione, non solo sulla tariffa base isolata. È uno dei motivi per cui una spedizione con zona disagiata e contrassegno costa proporzionalmente di più di una liscia, anche a parità di peso.
È la soglia di peso o volume sotto cui il corriere non scende, indipendentemente da quanto è piccolo o leggero il collo. Copre i costi fissi di gestione che esistono per ogni singola spedizione, anche la più minuscola. Se spedisci molti colli piccoli e leggeri, è la voce che più spesso fa lievitare il costo medio oltre quanto ti aspetteresti dal listino.
Non prima di aver capito da dove viene la differenza. Se dipende soprattutto da peso volumetrico e minimo tassabile, cambiare corriere sposta lo stesso problema su un altro listino, con altri numeri ma la stessa logica. Se invece dipende da supplementi non dichiarati in fase di contratto, allora sì: è un motivo legittimo per rinegoziare o cambiare fornitore.
Questo è uno dei nodi meno visibili degli unit economics di un ecommerce, perché non compare mai in una dashboard pubblicitaria. La mappa degli altri sei è in Unit economics per ecommerce: le sette domande a cui devi saper rispondere.
Prima di alzare i prezzi o rivedere la soglia di spedizione gratuita, guarda cosa dice davvero l’ultima fattura del corriere.
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